
Fare musica è soprattutto un gioco, mai perdere di vista la passione e il divertimento. La regola vale anche per i professionisti come Luciano Ligabue. Il rocker emiliano ha fatto tappa anche all’Università di Cagliari nel suo giro di conferenze stampa per presentare la raccolta di successi Secondo Tempo (in uscita il 30 maggio) e il nuovo tour. Queste le tappe: 4 e 5 luglio allo stadio San Siro di Milano, il 9 luglio allo stadio Franchi di Firenze, il 12 all’Arena Delle Vittorie di Bari, il 15 allo stadio San Vito di Cosenza, il 18 allo stadio Olimpico di Roma, il 22 alla Fiera di Cagliari e il 26 al Velodromo di Palermo. Musica come gioco, quindi, ma anche come risorsa preziosa che ha bisogno di maggiore spazio e di ascolti più attenti.
Dunque strumenti come MySpace e Youtube, grazie ai quali nuovi talenti si fanno notare sul Web, in realtà rovinano la musica?
“Non dico questo, io non ho niente contro la musica online. Quello che vado dicendo da anni è che la musica ha bisogno che le si dedichi più spazio, con maggiore tranquillità. La corsa, la velocità folle con cui ogni cosa viene consumata oggi, non aiutano nemmeno chi usa Internet per farsi notare. E’ impossibile capire e valutare tutto di un’artista in cinque minuti. La musica deve vivere, respirare ed essere ascoltata con calma. Però è anche vero che la discografia tradizionale puzza di cadavere, ormai è andata. Siamo a metà del guado e non saprei dire dove andremo a finire nel prossimo futuro”.
Nel suo brano Buonanotte all’Italia c’è molta malinconia per lo stato in cui versa il nostro Paese. Altri musicisti, come Vasco, Subsonica o Baustelle, fanno un ritratto nero e pessimista dell’Italia di oggi. Ma la musica non dovrebbe anche suggerire nuovi scenari?
“Sono d’accordo, la musica dovrebbe farci sognare, aiutarci a immaginare una realtà diversa, tendenzialmente migliore. Però non è che si possa indorare la pillola. La realtà è questa, è negativa, lo sappiamo tutti. L’unico sogno che ancora i politici tentano di venderci è il taglio delle tasse. Io resto convinto che l’Italia sia un Paese che è impossibile non amare. Ma è un amore che ti stressa, ti sfinisce, l’amore per un Paese che non riesce a modernizzarsi, a fare a meno dei suoi vizi. In Buonanotte all’Italia io canto questa stanchezza, anche con molta tenerezza”.
Negli anni ‘70′ abbiamo avuto i cantautori a raccontarci la realtà e i suoi guasti. Oggi c’è qualcuno che sappia ritrarre in musica l’Italia?
“Il periodo dei grandi cantautori non tornerà più, come non torneranno quegli anni, dove in classifica trovavi magari Genesis, Pink Floyd, Simon & Garfunkel e poi Guccini e De Gregori. Oggi ai primi posti c’è solo musichetta usa e getta. Ma non voglio essere pessimista, esistono bravi giovani musicisti che possono ben cantare la nostra realtà. Io non penso di esserne capace, al massimo racconto il mio punto di vista. Credo comunque che in tutti i casi le canzoni siano come specchi, chi le canta è come se ci si guardasse dentro”.
Per Ligabue il 2008 è l’anno delle novità con il tour all’estero e la produzione di Corrado Rustici anche dal vivo. Soddisfatto?
“All’estero è andata bene, tutto è nato in modo molto naturale. C’era la possibilità di suonare nei club con la mia band e ho accettato. Devo dire che ogni volta i posti erano pieni, forse anche grazie al tam tam tra “immigrati”. Lavorare con Rustici, già alla produzione di Elisa, Negramaro e Zucchero, mi ha permesso di essere più sereno, di avere meno cose a cui pensare. E’ duro non avere in questo tour Rigo Righetti e Roby Pellati, la mia sezione ritmica di fiducia. Ma i nuovi musicisti si sono rivelati ottimi, anche dal punto di vista personale”.
Quanto si sente fortunato?
“Moltissimo, e lo dico a bassa voce perchè sono anche scaramantico. Ho fatto l’operaio, il bracciante e poi ho avuto il successo come musicista. Mi sono levato molti sfizi, come scrivere romanzi e poesie e vederli pubblicati, dirigere due film e trovarmi tra le mani un fumetto tratto da una mia storia. Mi chiedo se un giorno tutto questo finirà. La cosa mi spaventa. Senza musica, soprattutto senza concerti, mi vedo deperire a tempo di record, come uno yogurt che si riempie di muffa. Spero non succeda, anche per evitarvi una spiacevole visione”.
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