Un quarto di secolo trascorso tra palchi e dischi a tenere vivo lo stile mod come filosofia di vita, con lo ska a fare da colonna sonora alle giornate di chi vuole vivere con stile l’insofferenza ad un sistema in cui non ci si riconosce. Un approccio da irriducibili della musica, quello degli Statuto, portato avanti in modo coerente anche a costo di essere banditi da certi circuiti della musica che conta, e di vedere trasformarsi in odio l’amore per la loro città. Quella Torino di cui amano la squadra granata, le classi sociali più deboli e la piazza Statuto da cui è cominciata la loro storia. Dopo 25 anni è Oskar, voce e leader della formazione, a fare il punto sulla storia della ska band che pubblica la raccolta di successi Elegantemente rudi.
Perché un nuovo greatest hits a cinque anni dal precedente I campioni siamo noi?
“Perché siamo arrivati ai 25 anni di carriera e ci sembrava il momento di fermarci e guardarci allo specchio. E devo dire che gli Statuto sono più in forma che mai. Una storia combattuta con l’orgoglio della nostra identità, mantenendo il nostro stile dopo essere riusciti a vivere di musica. Tutto questo è riassunto in un doppio cd con l’inedito Qualcuna da mare, e da un album in vinile con 15 canzoni”.
Nel vostro sito si legge “mai più a Torino”, la vostra città natale con cui si è consumata una grave rottura. E’ definitiva?
“Finché a Torino ci sarà il monopolio della cultura, della musica e della politica sì. Ogni cosa è controllata da un cartello che in definitiva è espressione del potere della Fiat. Non sei allineato? Allora scompari. Non è un caso che per gli Statuto non ci sia stato spazio sul palco dello strombazzatissimo Traffic Festival sponsorizzato Fiat. Forse perché in passato ci siamo schierati apertamente a favore dei cassintegrati e licenziati di Mirafiori”.
Un amore per la Torino popolare che si riflette anche nella vostra fede calcistica granata.
“Non c’è dubbio, e a questo proposito voglio ricordare lo scempio che è stato fatto dello storico stadio Filadelfia, abbattuto e stravolto dopo la ricostruzione, questo perché non rappresentava gli interessi della famiglia Agnelli e della squadra bianconera”.
“Il mod è come un cavallo di Troia inserito all’interno della società che vive libero da schemi, mode, consumismo” scrive nel suo libro Il migliore dei mondi possibili. Oggi però un certo abbigliamento mod è pura moda da pischello che vuole essere trendy.
“E’ vero, ma questo conferma la distanza tra chi è veramente mod e chi compra la polo Fred Perry o la felpa Lonsdale perché ora fa figo. Dietro quei marchi c’è una storia, un modo di intendere la vita che parte prima di tutto dall’individualismo e dall’insofferenza alle divise. La moda passerà, le motivazioni rimarranno, e così i veri mod.”
Siete uno dei simboli dello ska in Italia. Cosa rispondete a chi critica questa musica dicendo che è sempre uguale a se stessa?
“Che lo ska è ska, inutile pretendere che sia qualcos’altro. Personalmente poi sono ancora più purista e dico che il vero ska è quello giamaicano che affascinò gruppi come gli Specials negli anni ‘60. In parte nel sound degli Statuto ci sono anche elementi della rielaborazione successiva, quella del periodo two tone. Quando spuntano i chitarroni e i cori oi, siamo più vicini al punk-hardcore che al vero ska”.
Dato che per chi non è allineato alle mode musicali c’è sempre meno spazio tra festival, radio e case discografiche, il Web può essere considerato una valida alternativa?
“Può aiutare ma sta anche facendo danni. Sta passando il messaggio per cui la musica non ha valore, può essere presa gratis da Internet spesso in modo illegale. Per poter suonare molti giovani musicisti si riducono a proporsi come cover band, ma poi i costi di viaggio sono proibitivi e comunque i club tengono le loro porte sempre più chiuse a chi non ha già un nome. Eppure l’essenza del musicista sta nella dimensione live”.
E’ da lì che viene la vostra fortuna. Siete già in tour?
“Lo siamo sempre, suoniamo in continuazione e il nostro calendario è pieno. Proseguiremo per tutta l’estate, poi rientreremo in studio per realizzare il prossimo album tutto di brani inediti”.
Cristiano Sanna

